Treni e invettive

trenop Il giovane Galati mi permetterà di sorvolare sulle invettive: dire a me che non faccio è come dire che l’Italia non ha vinto 2 a 1, cioè negare l’evidenza. Veniamo ai treni.

 Ripeto che lo Ionio è un’emarginazione nell’emarginazione, e ciò almeno dal IV secolo avanti Cristo. La linea ionica, per quanto abbia preceduto nel tempo la tirrenica (1875 a Soverato), fu e resta secondaria; quella serve a collegare Roma con la Sicilia; questa, a collegare territori che, ahimè, sono poco produttivi e di scarso peso politico ed economico. La strada 106 è quella che è, ammodernata in Basilicata e rimasta quasi a quando la fece il governo fascista (1935 a Soverato); la linea ferroviaria è a binario unico e non elettrificata. I treni a loro volta vengono ridotti di numero.

 Possiamo protestare? Dobbiamo protestare, raccogliere firme, indire manifestazioni, occupare stazioni, fare tutte quelle belle cose che da sempre si fanno in casi del genere. Magari per un po’ eviteremo la soppressione di qualche corsa; o persino ci ridaranno per un po’ un treno soppresso: ma sarà una boccata d’ossigeno al malato per non dire morente.

 Ragazzi miei, io quando c’è guerra mi ci infilo subito, mi diverte: sono o non sono l’unico in Calabria che fa nomi di politici amici suoi e li piglia a pesci in faccia non genericamente ma uno per uno? Sì, lo sono, e quando mi prudono le mani… Perciò chiamatemi in testa alla sfilata, alla raccolta di firme, all’occupazione delle stazioni… beh, le poche che ci sono, ma sono disposto a occuparle tutte. Disposto alla guerra nella più serena convinzione che è persa in partenza.

 Perché non proviamo un attimino ad affacciare qualche proposta realistica e credibile? E qui la professionalità del giovane Galati può far cose degne di lui e non da agitatore provvisorio di folle: elencare numeri precisi di utenze, di passeggeri e di merci (queste, mi pare assenti del tutto), di tendenze per l’avvenire… insomma, studiare il problema e affacciare ipotesi. Dubito infatti che uno di Brancaleone intenzionato a recarsi a Napoli voglia percorrere, in treno o in auto, 160 e più km per raggiungere un treno a Lamezia, piuttosto che andare a Reggio, km 65, o a Villa poco più. Se in auto, è un percorso di guerra; se in treno, delle due è l’una: o c’è un intercity Brancaleone – Lamezia, il che mi pare improbabile; o sarà un locale che, per venire incontro alle esigenze di tutti, deve fermarsi spesso, e, coincidenze permettendo, impiegare parecchie ore. Escludo quindi che abbia un senso un treno locale il cui scopo sia portare gente da Brancaleone a Lamezia. Lo stesso per quasi tutto il resto della Costa Ionica.

  Ma ci sono i pendolari. E qui deve intervenire la scienza di Roberto Galati: ci dica quanti sono, chi sono, dove vanno, e qual è il rapporto costi benefici del servizio.

 Già, i costi. Sarei curioso di sapere quanto spendono o Trenitalia o la Regione o entrambi gli enti per il servizio, e a vantaggio di quanti e di quali aree e di quali esigenze e utilità; e se non sarebbe meglio spendere in qualche altro modo: non lo so, ma è compito suo fare due conti, dati alla mano. Cosa costa e rende di più, il treno o l’autobus o la navigazione o altro?

 E si può pensare seriamente alla metropolitana di superficie? Come, con quali orari, con quali fermate… Anche questo richiede due conti e proposte precise.

 Ma il turismo… Certo, il turismo ha bisogno di aerei, treni, navi, autobus eccetera: ma sono autobus e navi e treni speciali e turistici, non quelli normali di linea. La settimana scorsa si è appreso che gli albergatori della Riviera Adriatica hanno stipulato con Trenitalia una convenzione per favorire i bagnanti da Torino e Rimini e &; e non credo che facciano scendere a Parma e a Bologna per sbrigare affari. Se dunque ci serve un sistema di treni, ripeto treni speciali, che da Lamezia porti gente alle località turistiche dello Ionio, ciò non ha a che vedere con il pendolarismo o la visita domenicale ai parenti.

 Albergatori, dico, mica seconde case di fitto abusivo: ma questo è un altro discorso.

 Coraggio, dunque, Roberto Galati: fornisca armi efficienti alla battaglia dei trasporti, cioè numeri e percorsi e costi e proposte eccetera; le parole sono belle, ma non fanno marciare i treni. Tanto meno i treni vanno a invettive.

Ulderico Nisticò

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