Magie del Giardino Botanico

locandina_EMOZIONI_NEL_PARCO1 Chissà da quanti anni non metteva piede nessuno, nel Giardino Botanico; e c’è voluto uno dei colpi di fantasia dei soliti matti per farci venire spettatori e visitatori a centinaia. È andata anche questa, dunque, la serata del 23 di “Emozioni nel Parco”, la prima, e forse non l’ultima in quel luogo magico.

 L’anima di tutto, come sempre, Tonino Pittelli: anima e mani, per essere puntigliosi. A lui si deve se i testi si trasformano in teatro, se collaborano amici di Soverato o di paesi vicini, se dal nulla balzano fuori mezzi tecnici “a costo zero”. A costo zero è una locuzione da prendere alla lettera.

 Non tocca a me lodare il risultato, e lascio il giudizio al numerosissimo e attento pubblico.

 Voglio lodare tutti quelli che hanno in qualche modo collaborato: i sapienti consigli di regia di Miriam Santopolo; gli effetti speciali del video di Nuccio Pasquale; la fisarmonica del maestro Giuseppe Gualtieri; la chitarra e il flauto dei maestri Vincenzo e Gianpaolo Macrì da Chiaravalle; la bacchetta magica del maestro Luigi Tedesco dell’Associazione Umberto Pacicca – Città di Soverato; il giullare, Ivan Santopolo della Compagnia teatrale di Petrizzi; le graziose Ninfe petrizzesi Adele e Aurora; il volo danzante di Janaina De Oliveira, e Laura Sia del Liceo Coreutico; le suggestioni degli Amici Davolesi; il supporto del Gruppo elettrogeno di Antonio Bertucci; i tecnici Francesco Leuzzi e Caterina Gualtieri; la matita sognante e il manifesto di Antonio Pittelli scultore; la presentatrice Federica Palaia; i lettori Rosanna Bassanisi, Rosa Piperata, Giovanni Sangiuliano, Ivan Santopolo… e, benvenuto tra noi, il sindaco Alecci; l’organizzazione di Peppe Chiaravalloti; la penna di U. N.; la regia di Tonino Pittelli; la benevolenza dell’Amministrazione Comunale. E spero di non aver scordato nessuno, ma temo e farò ammenda.

 Non resta che donare ai lettori questo brano, sapientemente letto da Rosanna:

ELOGIO DI SOVERATO

Soave assenzio, Soverato, sei
e veleno piacevole; o se il sole
sgombra le nubi, e sempre azzurro aprile
pare il tuo inverno; o se una lenta brezza
piace d’estate; o se sorride il cielo
del colore di mare. Come giallo
oro, la spiaggia; cupe le onde azzurre
e grigie, paurosi abissi: il nostro
è mare d’arditi uomini, nocchieri
e rematori, e capaci di sfida
agli spada dalla feroce offesa,
ai tonni dal possente dorso, o al taglio
della vendicatrice tracina. Lo vide
dalla Sicilia sacra ai numi, fuoco
dell’Etna, primo un marinaio bruno,
e disse: “A forza dello scalmo andrò,
e mi farò di Soverato”; giunse
e baciava la terra. E all’ora mesta
della morte, così comandava ai suoi,
seppellissero il corpo dove nacque.
Veleggiavano le tartane in cerca
di attracco al largo; e piacque il curvo lido,
e innalzarono case. Crebbe lenta-
mente, con intenzione accorta,
di fabbriche e cantieri ed artigiani,
e olio e frantoi e buon vino e lino
e cotone e la seta: la mandavano
ai filatoi di Villa. Piacque ancora
Soverato ai vicini, e spesso accadde
che a uno presso Caramante, sacra
fontana, piacesse anche una giovane,
e la sposò nel Duomo, nuovo
concittadino, o da Petrizzi, gente
superba; e Davoli dalle acute menti;
l’attiva Satriano; e Cardinale
fluente di parole; e Chiaravalle
accorta di politica. Così si fece
più grande Soverato. Venne un santo
da lontano a creare chiesa e scuola,
con aiuto di generosa nobiltà.
S’intrecciarono strade e treni e navi
perché fosse città delle città,
e centro delle valli e delle vette.
Così fu Soverato, ricca d’arti
e di commerci, e di accoglienza, e libri,
e teatro, e bei monumenti. A volte
su Soverato si distese l’ombra
di qualche male; ma come una canna
dopo l’onda nemica si solleva,
sempre ritorna a svettare Soverato.

 E questo saluto, con un lettore d’eccezione, che invita a godere di Soverato, ma più ancora a tornare a dar vita al Giardino Botanico.

 Ora che avete sognato e temuto e sperato e provato gioia nel cuore,
e avete ammirato gli artisti,
e pianto e sorriso delle loro finzioni
che sono più vere del vero,
concedete loro l’applauso che è il pane dei guitti e buffoni
e dei poeti perdigiorno distratti;
e tornate in questo giardino,
amici concittadini,
tornate a Soverato, voi ospiti,
riempite gli occhi di mare e di luci,
riempite di intensità le vostre anime,
amate se qualcosa di bello avete goduto,
non dimenticate le sensazioni,
e se della magia vi mostra questo bosco,
e se sogni e Sirene si affacciano dal mare,
portate tutto dentro di voi dovunque vi conduca il destino,
e sarà Soverato per sempre.

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