Catanzaro – Presentato al Marca “La via di fuga – Storia di Renzo Fubini”

libro_fubiniDenuncia senza strillare nelle pagine che si divorano, una dopo l’altra, cercando la familiarità di una storia elettorale, quella delle elezioni Comunali del 2012, che tra speranza di rinnovamento e voti di scambio scatta la fotografia autentica di un  meccanismo diventato sistema che – come la recente inchiesta giudiziaria che ha interessato Roma dimostra – interessa tutto il Paese e non solo il Meridione e la Calabria, come abbiamo creduto per decenni. Un meccanismo che si poggia tra un equilibrio malato tra una moderna oligarchia che cerca di conservare se stessa alimentando la miseria. Ne “La via Di Fuga- Storia di Renzo Fubini”, il giornalista Federico Fubini, a metà strada tra inchiesta e romanzo familiare, ci racconta noi stessi lasciandoci la consapevolezza di poter essere protagonisti di un cambiamento possibile. Il libro di Fubini, giornalista del Corriere della Sera prima e di La Repubblica oggi, fine economista ed attento osservatore, è stato al centro del nuovo appuntamento del ciclo di incontri di lettura “Tra i libri”, organizzato con la collaborazione di diverse associazioni culturali del territorio, nell’ambito della quinta edizione del premio letterario della Provincia di Catanzaro “Parole nel Vento”.

 L’iniziativa è curata dall’associazione Gutenberg Calabria. Al Museo Marca, oltre all’autore, è intervenuto il presidente dell’associazione Gutenberg Calabria, Armando Vitale, Salvatore Scalzo (già candidato sindaco del centrosinistra e capogruppo comunale del Pd), il mediatore e dirigente democrat Maurizio Caligiuri che accompagnato Fubini nella sua scoperta del ‘mondo rom’ e il consigliere comunale e provinciale Nicola Ventura, in rappresentanza del presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno.

 In molti hanno preso parte alla presentazione del libro edito da Mondadori, partendo dalla curiosità suscitata da quell’immagine che rappresenta la copertina del volume. Una foto di famiglia ingiallita che immortala nella notte di fine anno del 1929: tutti in posa e gerarchicamente collocati intorno a una trisavola e al bisnonno Riccardo Fubini. L’attenzione particolare si posa sul prozio Renzo Fubini, allora venticinquenne, durante gli anni del fascismo e della Seconda guerra mondiale. Renzo, laureato cum laude in economia con Luigi Einaudi, grazie a una borsa di studio della Rockefeller Foundation è appena stato a Londra e a New York, dove si è ritrovato catapultato in pieno nel crash di Wall Street e nella grande depressione degli anni Trenta.

 Due eventi che Renzo guarda e commenta non solo da economista. Gli interessa scoprire come reagiscono le persone di fronte al crollo del loro mondo. Se lo chiede anche Federico Fubini, suo pronipote, davanti alla crisi attuale che ha gettato la Grecia nel caos risvegliando i germi di un fascismo latente, e che morde l’Occidente e l’Italia in particolare. Si reagisce con tre possibili scelte, sosterrà nel 1970 l’economista Albert Hirschman, ex allievo di Renzo all’università di Trieste: exit, voice, loyalty, defezione, protesta o lealtà al sistema in declino. Come hanno dunque risposto i protagonisti di questa storia sfaccettata, che rimbalza di continuo fra gli anni bui delle persecuzioni razziali e della guerra, e quelli di oggi nella Grecia di Alba Dorata o la Catanzaro del mercato dei voti comprati? Renzo, rendendosi conto di rischiare la vita, cercherà di espatriare chiedendo l’appoggio di Einaudi per un incarico all’estero. Altri, in Grecia o a Catanzaro, faranno scelte simili o diverse.

Sotto la lente di ingrandimento dell’autore un’altra opzione sembra farsi strada, a ben vedere molto più allarmante: “Oggi, certo, viviamo in un mondo fondamentalmente diverso. Eppure le persone che avevo visto in Grecia o a Catanzaro, mi fecero sospettare che Hirschman si sbagliava. Non c’erano solo la defezione, la protesta o la lealtà. C’era anche una quarta strada aperta di fronte al declino del proprio paese o del proprio sistema: il rifiuto della realtà”.

 “L’associazione Gutenberg, come altre associazioni culturali in città, si sforza attraverso queste iniziative di sollecitare nella giusta direzione la crescita del civismo. Il libro di Fubini – ha esordito Vitale – è bello, caratterizzato da uno stile di grande misura che dimostra la capacità di scrivere di temi scottanti con la leggerezza dello stile di chi denuncia senza strillare. E’ un libro d’inchiesta attraversato da un profondo impegno civile”.

 Ma Fubini, dopo aver ringraziato in  particolare Salvatore Scalzo e Maurizio Caligiuri, preferisce anticipare il contenuto del suo prossimo libro che parte dalla disamina del comportamento degli elettori nelle dieci città in fondo alla classifica per la qualità della vita, e nello stesso tempo delle prime dieci, partendo dai dati contenuti nell’archivio del ministero dell’Interno. Fubini rileva che “nelle ultime dieci città per qualità della vita l’affluenza è più alta alle Comunali che non alle Politiche, e nel secondo turno l’affluenza si abbassa di almeno il 20 per cento. L’affluenza alle Politiche – spiega ancora – invece è più bassa delle Comunali di almeno il 10 per cento. Il dato si capovolge nelle città dove è più alta la qualità della cita: meno affluenza al voto alle Comunali, più partecipazione alle Politiche. La mia conclusione è che il voto di scambio è molto più alto nelle consultazioni comunali dove la lista non è bloccata e il voto si può controllare”.

Fubini ricorda un passaggio del libro nei capitoli dedicati a Catanzaro in cui si parla di un candidato-poi eletto- accusato di voto di scambio che afferma “Ai politici serve che gli elettori abbiano fame. Se mangi bene, te lo scegli tu il candidato”. “A Catanzaro si vincono le elezioni comprando voti – dice ancora – ma non solo a Catanzaro: si comprano nelle realtà dove c’è marginalizzazione economica e sociale. Quello che è successo a Roma succede in tante altre città: i politici vogliono elettori poveri per poterli controllare”. Il messaggio di speranza scritto nella cruda analisi della realtà catanzarese sta nell’invito a rompere le catene della clientela.

“L’incontro con Fubini è stato straordinario – afferma Maurizio Caligiuri – una esperienza ricca e stimolante che ci ha aiutato ad andare avanti, a pensare in grande e dando la giusta dimensione a quello che facciamo, guardando all’Europa”. L’associazione di Caligiuri che vanta 25 volontari e opera nel quartiere di Santa Maria da nove anni, che assiste 500 famiglie di cui 420 di etnia rom, occupandosi di scolarizzazione ma anche di avviamento al lavoro, attraverso le pagine del libro che ha contribuito a scrive si determina a raccontarsi, ad uscire all’esterno per alimentare la fiamma della conoscenza su una realtà che se sconosciuta fa ancora più paura.

“Un romanzo, quello di Federico che nel corso di questi anni è diventato un amico – dice Salvatore Scalzo – che mescola tanti stili, dall’inchiesta al romanzo familiare, facendo un importante paragone con l’Europa e il crollo di fiducia individuale nella crisi del 1929, mentre oggi siamo ancora di fronte a degli Stati che preannunciano la fine di una crisi che non arriva. Inutile dare la colpa agli altri quando dobbiamo puntare sulle nostre iniziative, dobbiamo fare uno sforzo collettivo per cambiare”. Secondo Scalzo l’interpretazione che può cogliersi dalle pagine di Fubini è che “l’Italia non è mai uscita dalla gestione fascista delle istituzioni, non è stata mai superata una visione corporativa, della tutela dei gruppi piuttosto che del merito”. Anche per questo, l’astensionismo cresce, proiezione plastica di una preoccupante mancanza di fiducia e “dell’accentrazione del meccanismo del voto di scambio, del rafforzamento dell’oligarchia economica, che separa sempre di più tra il ceto politico tradizionale e il nuovo che poi prende i risultati. Il vero punto è come usciamo dalla crisi: l’importante è chiedere buoni esempi”. Il merito di Fubini, secondo Scalzo, è anche quello di aver guardato a Catanzaro come un laboratorio politico di studio che quasi ha facilitato poi la comprensione di un fenomeno marcatamente nazionale.

Si appella agli intellettuali, infine, Nicola Ventura. Il consigliere comunale e provinciale lamenta un silenzio prolungato sugli eventi che interessano quotidianamente la città, “la mancanza di un analisi e di un contributo che diventano fondamentali per scardinare quel meccanismo. Il politico deve fare delle scelte per uscire da questa situazione: ha bisogno del sostegno di tutti, intervenendo nella crisi della democrazia”.

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